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Dialogo sull’agricoltura che verrà (Passera 18/9/26)

DIALOGO sull’AGRICOLTURA che verrà

(Passera 18 9 2026, alcune questioni poste a Alessandro Gandolfi, Presidente Cooperativa S. Lorenzo)

…”La terra è di tutti e tutti ne sono responsabili. Agli agricoltori è toccato e tocca un ruolo fondamentale di salvaguardia del territorio” …

 

1. ChatGPT interrogata sul futuro a 15/20 anni dell’agricoltura nella Bassa Padana, ha dato le seguenti indicazioni:

L’agricoltura della Bassa Padana nei prossimi decenni sarà probabilmente più condizionata dal clima, dalla disponibilità d’acqua e dai costi di produzione. Alcune colture tradizionali resteranno importanti, ma cambieranno tecniche e calendario di coltivazione.

I problemi principali saranno:

  • Siccità e scarsità d’acqua: estati più calde e periodi senza piogge potranno aumentare il fabbisogno irriguo, mettendo sotto pressione Po, canali e falde.

  • Eventi meteorologici estremi: grandinate, nubifragi, alluvioni e ondate di calore possono danneggiare i raccolti in pochi giorni.

  • Temperature più elevate: potranno anticipare alcune fasi vegetative e rendere più difficile la coltivazione di specie che necessitano di determinati periodi di freddo.

  • Nuovi parassiti e malattie: un clima più caldo può favorire la sopravvivenza e la diffusione di alcuni insetti e patogeni.

  • Degrado del suolo: lavorazioni intensive, erosione, perdita di sostanza organica e compattamento possono ridurre la fertilità e la capacità del terreno di trattenere acqua.

  • Salinizzazione: nelle zone più vicine al basso corso del Po e al Delta, la maggiore intrusione di acqua salata può diventare un problema, soprattutto in presenza di scarsità d’acqua dolce.

  • Costi e redditività: energia, fertilizzanti, mangimi e acqua possono diventare più costosi, mentre i prezzi agricoli rimangono variabili.

  • Cambiamento delle colture: potrebbe diventare necessario modificare varietà e calendari, introducendo colture o varietà più resistenti alla siccità e al caldo.

Come potrebbe cambiare

La Bassa Padana potrebbe quindi andare verso un’agricoltura più efficiente nell’uso dell’acqua e più adattata al clima, attraverso irrigazione di precisione, varietà resistenti, maggiore conservazione della sostanza organica del terreno, rotazioni e sistemi di monitoraggio digitale.

Non significa necessariamente che l’agricoltura padana scomparirà: la presenza di terreni fertili, infrastrutture irrigue e una forte tradizione agroalimentare rimane un vantaggio. La questione centrale sarà quanto rapidamente il sistema agricolo riuscirà ad adattarsi a condizioni climatiche diverse da quelle del passato.

2. Ci sono ancora dei contadini? O ci sono solo degli imprenditori agricoli che non si differenziano da quelli industriali? Orientati primariamente al profitto, a una dimensione aziendale sempre più grande e con sempre più terreno. Non c’è spazio per reti di aziende che assicurano produzioni di qualità e di nicchia, di frutta, ortaggi, di animali legate alla storia e alla vocazione dei territori?

 

TRE QUESTIONI DI FONDO SI PONGONO.

A > La desertificazione, la piallatura dei territori agricoli in val Padana è un destino cinico e baro inevitabile o una scelta di fatto degli attuali agricoltori? Ci sono delle alternative? Quali? L’acqua che in estate non ci sarà o che in certi momenti cadrà con tempeste e tornadi è solo colpa degli dei?

B > Si chiama ancora agricoltura quella fatta non per produrre alimenti, ma per produrre energie più o meno alternative?

C > Gli immigrati, gli extracomunitari che lavorano nella nostra agricoltura sono dei fantasmi indispensabili, rispettati e valorizzati in azienda, sono ritenuti estranei nelle comunità locali. Come stare insieme a scuola, in piazza, al bar, al cinema, nelle feste, in Chiesa? Dobbiamo aspettare la terza generazione per sentirci tutti italiani?

 

La complessità, anche in agricoltura, non ha una risposta tecnologica,

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