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SGUARDI: VEDERE l’OBIETTIVO di un OGGETTO e RAFFIGURARLO

VEDERE il MONDO è AVERE un PENSIERO a cui far seguire un’AZIONE

Per fare esperienza di sé occorre incontrare la realtà, cogliere i significati della natura e delle opere. Le cose degli umani si animano quando si guardano per cercarne il senso, anche se rimangono misteriose.

Ognuno vede i fatti in modo diverso da cui le difficoltà di intendersi e la necessità di un metodo condiviso per esercitare il terzo occhio, quello che coglie nella libertà del pensare l’essenza e il valore dell’obiettivo delle cose e cerca di fare il mondo più bello o almeno meno brutto.

Se andiamo oltre la superficie, all’eventuale desiderio di possesso, se inquadriamo il contesto di una realtà, di un progetto e le circostanze in cui sono collocati gli oggetti, i beni e i servizi, riusciamo a non essere degli zombi, destinatari di pubblicità e di apparenze fotografiche. Spettatori di cose già viste, scontate, che scontate non lo sono quasi mai.

Che cosa vuol dire quello che guardiamo?

La storia dell’uomo è una storia dell’evoluzione dello sguardo-pensiero che passa dal concreto al simbolico, dell’evoluzione del guardare e dell’espressione operativa e artistica di idee con delle opere. Cioè del vedere come comprensione, della messa a fuoco di concetti e di progetti, dei modi e dei metodi di raffigurare e di dare forma alle cose esprimendo una cultura, una tecnica e un mestiere. Ma soprattutto arte visuale del vivere.

1. Quale immagine, quale concetto riferire agli oggetti?

Ogni opera ha un OBIETTIVO. Anche l’obiettivo di non avere un obiettivo. Il piacere del viaggio e non la meta.

L’obiettivo di un oggetto, o disegno concettuale, ha di solito due facce che si strattonano: una è economica o della POTENZA o del potere, l’altra è quella estetica o della sapienza che parla di BELLEZZA, di esperienze artistiche o del dono.

Valorizzare lo sguardo all’oggetto raffigurandone l’obiettivo artistico vuol dire cogliere la gratuità di un pensiero, di un gesto, di un servizio. Apertura al mondo, incontro con l’ambiente che è il senso della realtà, che è all’origine dell’arte della cura delle cose e del metodo clinico. Le immagini che traiamo dalle opere sono informazioni che riproducono una parte della realtà degli oggetti, in quanto sono profondamente legate al contesto e alla realtà delle persone, ai momenti della vita. Attrezzi, app, volti, paesaggi, percorsi, formule, quadri del sito lo stanno a dimostrare. Realizzare un’opera così come coglierne e raffigurarne il concetto, l’obiettivo artistico, è un’impresa. Richiede metodo, tecnica, cioè arte.

2. Il passaggio al digitale e la fotografia

Questo sito che si occupa di efficacia e di bellezza degli sguardi fermati, di copiature assurte a arte povera, ha nella fotografia e nel digitale, complessivamente inteso, i perni informativi su cui appoggiare l’osservazione. Essi fissano sguardi indagatori alla struttura e all’evoluzione tecnica e interpretativa di ciascun oggetto, registrano caratteristiche, comparazioni, suoni, per vedere anche ciò che non cerchiamo o non conosciamo. Eventi, reperti, disegni di servizi diventano documenti ossia COSE rappresentate da dati di cui l’immagine è l’informazione ecologica e/o politica di partenza, di relazione tra uomo e mondo. Figurazioni e narrazioni a distanza variabile dalla cosa suscitano emozioni, fermano la realtà per ri-vederla, per vederla meglio e insieme ad altri.

L’immagine digitale registra e identifica l’oggetto (il soggetto dell’immagine) insieme ad un nome, una cultura e un codice a cui sono collegate o collegabili tutte le altre informazioni. Il dato istantaneo dello sguardo fotografico è la forma percepita dell’oggetto con il senso della vista. Una forma piatta a due dimensioni che tiene conto della terza, ma che può solo far immaginare la quarta e la quinta dimensione: il cambiamento nel tempo e lo spazio interiore, la sagoma della cosa sentita in chi la osserva. Un oggetto è realtà e simbolo, ha un nome che può anche essere “untitle”, una storia, delle relazioni. Foto, grafici, parole, suoni, racconti che si richiamano.

Pensare è VISUALIZZARE a sé stessi l’esperienza che si può comunicare agli altri. Figurazioni, classificazioni, dettagli, descrizioni e documentari, link, sono di aiuto a meglio pensare a tutto campo le cose nello spazio-tempo, a trarre dall’apparente l’essenziale dell’oggetto, il messaggio o l’emozione dell’incontro, l’immagine artistica dell’esperienza dell’oggetto.

3. Le viste e la figurazione dell’OBIETTIVO

Gli sguardi alle opere ci nascono da dentro. Hanno un obiettivo di ricerca, un genere, valori e una cultura da scrostare. Uno sguardo, così come una foto, non è solo la registrazione del reale. Può andare oltre, cogliere il messaggio dell’opera. Un obiettivo con pretese di conoscenza che incontra l’obiettivo dell’opera. 

Un obiettivo tirato fuori, fatto emergere e combinato con il contesto di ognuno. Un CONCETTO che abita la cosa. Se l’arte della cura è arte degli obiettivi, il metodo di guardare per rappresentare a sé e agli altri un’opera o, meglio, il suo obiettivo presuppone ascolto se non studio. Per questo può essere utile esplorare:

  1. la STRUTTURA che dà ragione del materiale di cui è fatta la cosa, della fisiologia dell’oggetto immateriale o materiale visto da vicino nel contesto d’uso quale radiografia dello scheletro, schizzo, disegno “industriale” o progettuale;
  2. gli attori, le INTERAZIONI, gli elementi significanti costitutivi scomposti e ricomposti della cosa, le informazioni e i comportamenti che ne caratterizzano la forma e il funzionamento in relazione allo scopo;
  3. la direzione, l’EVOLUZIONE, la sequenza o la sovrapposizione delle immagini che descrivono il cambiamento dell’oggetto nel tempo;
  4. il SIMBOLO, la metafora, il dettaglio per il tutto, la metonimia, la capacità e la forza di un’immagine in sé dell’oggetto quale documento e concetto.

Grazie a queste esplorazioni più o meno approfondite, le emozioni provate e non provate a seguito dell’incontro con l’oggetto e le emozioni o le non-emozioni che poi si vogliono indurre con la sua figurazione sono all’origine della scelta dell’immagine diretta a esprimere l’OBIETTIVO dell’oggetto. 

A volte per svelare e comunicare un’opera con una sua rappresentazione serve un insieme di figure, un collage oppure una sola foto, o è sufficiente un gesto, una parola, una formula come quella di un principio attivo farmacologico.

4. Il nostro guardare è il nostro pensare e di conseguenza il nostro agire

Ma l’introduzione allo sguardo, alle raffigurazioni della realtà delle cose non può che essere data dal richiamo di René Magritte: “Ceci n’est pas une pipe“. Sono solo oggetti “messi in posa”, sguardi o parole. L’esperienza dell’immagine come quasi-esperienza dell’oggetto.

La fisica e le neuroscienze ci dicono che il MONDO delle persone e delle cose che abbiamo intorno e che fotografiamo è fuori di noi ed è parte di noi. Il nostro guardare è il nostro pensare e il nostro agire, e viceversa. La scommessa è provare piacere a cercare di capire, a imparare a vedere. Essere consapevoli che le opere sono espressione del vedere, che avere il senso critico e dei limiti aiuta a svelare le realtà e a rendere efficace la comunicazione delle cose all’attenzione di sé e dell’altro. In questa logica il sito infoGRANAIO è un posto da visitare e da usare.

La ricerca degli sguardi alle opere non può che continuare passando di mano in mano, ricorrendo a riproposizioni, alla combinazione delle informazioni, all’associazione di immagini e a binomi fantastici di oggetti materiali e immateriali diretti a disvelare e a progettare le cose, a raffigurare la realtà “vista e sentita” con le sue bruttezze e le sue bellezze (v. eco-fotografia, cap. 10 Progetto infoGRANAIO).

 

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2 Comments

  1. 07/10/2020 at 5:28 pm

    In base a questo articolo ogni OGGETTO dovrebbe essere essere raffigurato con un collage di immagini oltre ad essere identificato con il codice sw di interfaccia utenti.

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