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Arte e Vita

TRACCIA per un dialogo su VITA e ARTE

BOZZA all’esame di Elisabetta

(Serata alla Passera, venerdì 25 settembre 2026)

Sommario: PREMESSA – 1. Cos’è la VITA e cos’è l’ARTE? – 2. C’è ARTE e ARTIFICIO. Come distinguere? – 3. Il digitale imperversa e l’arte è in CRISI. Quindi? – 4. VITA con ARTE? – EPILOGO

PREMESSA    (1) Se l’arte è FARE IMMAGINI, non c’è Vita umana senza Arte e non c’è Arte senza Vita. È con l’arte che diciamo quello che capiamo del mondo. L’arte non è solo quella tradizionale, suddivisa tra arti maggiori (pittura, scultura, architettura + letteratura) e arti minori (ceramica, fotografia, ecc.)  … (2) In fondo siamo tutti in qualche modo un pò artisti e …con tutti i limiti del caso di cui non siamo spesso consapevoli! Persone che cercano di essere se stessi insieme agli altri e non sempre riuscendoci. …(3) Per stabilire che cos’è arte occorre partire da questioni di fondo: le cosiddette questioni ultime, tipo qual’è il senso della morte e quindi della vita? (questione che di solito rimuoviamo) perchè l’arte ha a che fare con esse …  (4)  Se cogliamo l’arte nelle cose fatte bene, a partire da quelle piccole, è perchè proviamo meraviglia per il gratuito di un pensiero, vediamo oltre le stesse, ci rivelano qualcosa di noi e del mondo, della cultura in cui siamo immersi …

1. Cos’è la VITA e cos’è lARTE?

G: La vita e l’arte stanno insieme, sono correlate. Arte è fare cose e la Vita anche: come si influenzano? L’idea di arte dipende dall’idea che abbiamo di vita?

E: Non so bene che cosa sia la vita, essa sicuramente inizia con la nascita e prosegue con il conoscere e il relazionarsi al mondo, con il fare delle cose, con le esperienze. Con l’apprendere e il fare un mestiere. Il mestiere di vivere con arte …è sicuramente il più difficile, quello che più conta. Comunque se la vita è esplorazione del mondo e espressione di sé, ha certamente a che fare con l’arte che è immaginazione di fini e delle relative azioni e opere per raggiungerli (un modo di vedere e comunicare il proprio pensiero). 

G: Cosa ti ha lasciato la scuola d’arte che hai fatto? Tutti i mestieri una volta erano definiti arti, tranne quello degli schiavi e dei servi. Siamo in un’epoca in cui il lavoro manuale non è separato da quello intellettuale e l’arte è  un oggetto fondamentale di studio. Cosa è stata e cos’è per te oggi l’arte?

E: L’arte è un FARE, un fare immagini della realtà in vari modi, segni e simboli che parlano di funzioni, di bellezza, di meraviglie e, in certi casi, di sentimento di infinito. Immagini e informazioni che possono venir fuori da attrezzi di cucina o contadini, da poesie, da piatti gustosi, da dipinti, da fotografie o, oggi per me, soprattutto da VIDEO. Comunque se è dall’essenza del fare che viene l’arte, essa passa per tutti i mestieri fatti con sincerità, questa ci caratterizza, caratterizza l’umano.  Essa è alla base sia degli oggetti immaginifici o cosiddetti d’arte, espressione diretta di senso del mondo (vedi i GIRASOLI di Van Gogh) sia di quelli operativi, espressione indiretta del vivere (v. un telepass …). Cose belle e cose brutte, l’arte ha a che fare con la bellezza, ma non coincide con essa …

2. C’è ARTE e ARTIFICIO. Come distinguere?

G: Forse bisogna incominciare dallo stabilire che cosa non è arte?

E: Certamente, se l’arte è un fare che ci relaziona con la realtà, in primo luogo la realtà sociale e quindi culturale di cui facciamo parte, non c’è arte nelle cose se non c’è cura. Cura che è, in primo luogo, autenticità e sincerità con sé stessi e con gli altri. Non c’è arte se nelle opere non c’è pensiero e ricerca sistematica di un obiettivo e di efficacia nell’esprimerlo. Poi qualcuno ha talenti straordinari, accende con leggerezza e facilità “lampadine nuove”. Sia essa o esso musicista, scienziata, poeta, cuoca, artigiano, …

G: Potremmo sintetizzare la storia dell’arte, che è tecnica e scienza più immaginazione (creatività), come una sfida degli umani alla nostra natura umana e ai suoi limiti? Alle ipocrisie e agli artifici. Una sfida emotiva e razionale. Un modo per mettere in discussione la cultura in cui siamo cresciuti?

E: L’arte implica pensiero, un modo di pensare e di sentire il mistero, un modo di vivere la cultura del proprio tempo, di esprimerla subendola o innovandola facendo qualcosa di originale, di nuovo. Senza per questo pensare che l’arte sia solo quella di Picasso o Raffaello, ma invece sapendola cogliere anche in una buona torta di mele (vedi quelle della Passera). La materia dell’arte è la forma data alle cose, alle opere con la cultura o la “contro-cultura” del proprio tempo.

G: Come si fa a distinguere l’artificio, le finzioni e le ipocrisie, dall’arte vera?

E: Non è semplice, ma il cuore sente, aiuta a distinguere, le cose sincere da quelle non sincere. L’artificio (che non equivale a artefatto) è dire e fare cose senza metterci dentro fino in fondo sé stessi.

G: L’arte ha a che fare con la politica e con il gratuito?

E: Sicuramente, ma l’arte non si identifica con la politica, altrimenti diventa solo paraculaggine, servizio ai poteri del momento. Essa è in primo luogo pensiero, idee, meraviglia per un dettaglio o per un insieme.

G: Concettualmente l’arte è la manifestazione più autentica dell’invito evangelico “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date“. Essa, secondo te, risponde a principi di libertà, giustizia, immaginazione, ascolto e cura?

E:  Sicuramente l’arte è libertà e autenticità e non può prescindere dalla cura. Ma c’è però anche per l’arte un codice economico che di solito li sovrasta tutti. I cosiddetti artisti, come tutti, non vivono d’aria, devono mangiare, così succede che sono spesso riconosciuti come tali solo quelli che si fanno pagare profumatamente …mangiano molto!

G: Se consideriamo l’arte come una caratteristica dell’azione e del fare umano, tra oggetti operativi (beni e servizi di uso quotidiano) e oggetti immaginifici o d’arte (quadri, poesie, musiche, …) l’arte è il fattore comune che ne stabilisce la qualità. Come metterli insieme, come farli contagiare tra loro al meglio, come valutarli?

E: Non dimenticando di essere umani, fatti di mente e mani, e imparando a vedere oltre le apparenze. 

3. Il digitale imperversa e l‘arte è è in CRISI. Quindi?

G: Con l’avvento del digitale, delle produzioni e soprattutto riproduzioni tecniche, il vecchio mondo analogico e artigiano dell’arte, dove la tecnica non è tutto, è finito e il nuovo fatica a prendere forma. Secondo te, in generale, c’è autenticità o inautenticità negli oggetti d’arte moderna?

E: La tecnica resta una componente fondamentale in qualsiasi tempo di qualsiasi arte, dalla musica elettronica, alla comunicazione, ciò che cambia è il modo di usarla e di essere usati. Il modo di comunicare oggi è ridotto al consumo diventato consumismo. Si vende e si consuma anche la democrazia oltre che la scienza. Accanto alle conoscenze, allo studio continuo indispensabile per essere un pò aggiornati, serve la volontà di uscire dal disorientamento generale in cui siamo immersi. Le crisi, anche nell’arte, possono far bene. Sono per un “ricomincio da TRE”, imparando dalle cose buone fatte in passato e non smarrendo il fine dell’umano (che non è il mercato). Il digitale, in effetti, ha cambiato e sta cambiando tutto, anche il modo di fare arte che inevitabilmente passa da internet. Per arte, se non ci limitiamo alla tecnica, oggi intendiamo, oltre i beni, i servizi e la convivenza con relativi comportamenti e performance. Un modo di vivere ricercando, senza fughe o allucinazioni.

G: Di questi tempi dobbiamo fare i conti, come umanità, oltre che con la bomba atomica in mano a autocrati disposti a tutto, con l’Intelligenza Artificiale. Essa sembra stia soppiantando il fattore artigiano, che è una caratteristica fondamentale del fare le cose con arte …

E: Le fake news, le falsità e le finzioni sono di moda. Esse nascondono interessi e egoismi economici e politici, ma soprattutto mi sembra evidenzino un prevalere di una diffusa ipocrisia e falsità nelle relazioni umane. Dobbiamo inoltre prendere atto: (A) che occorre fare i conti con la complessità della vita e quindi anche dell’arte; (B) che abbiamo bisogno di strumenti e di intelligenza per affrontarla e per non essere presi in giro.   I rischi poi si evitano o si riducono …se si conoscono e si riconoscono. E che l’intelligenza artificiale sia al servizio dell’uomo e non di guerre di sopraffazione o commerciali dipende da noi.

4. VITA con ARTE?

G: Si vede CHI siamo da QUELLO che facciamo. Da questo punto di vista il panorama locale e generale non è entusiasmante. Senza un’arte diffusa e sincera, una valorizzazione della formazione artistica nei giovani e …nei vecchi (vedasi ad esempio il vuoto pegognaghese), senza un vedere e un fare politico e gratuito concreto, come è possibile tenere insieme natura e cultura, ambiente e società umane?

E: Se è vero che in fondo siamo o vorremmo essere tutti un po’ artisti, è indispensabile che ognuno e, magari, insieme (a piccoli gruppi collegati tra loro?) stabiliamo, senza ricorrere a scappatoie e artifici, cosa veramente vale la pena cercare nella vita.

G: Vita, arte e cura delle cose stanno insieme?

E: Quando faccio una foto, so di fare una foto di uno sguardo, un fare immagine di altre immagini, da qui cerco, in primo luogo, di essere sincera con me stessa. La sincerità e la cura nel fare, se non sempre danno luogo a cose belle o con grande arte, almeno aiutano a star bene con sé stessi.

G: L’arte può essere considerata un dono a sé e agli altri? Un modo politico – si diceva nel ’68 – per ascoltare e per imparare a vedere la vita, a fare l’amore e non la guerra?

E: Una vita con arte e cura delle cose non può che incominciare da sé, lavorando sul sé e sull’ascolto. In fin dei conti, è un modo realistico e autentico per cogliere l’adesso, il presente. L’arte viene dal seguire un proprio autonomo, ispirato pensiero per trasformarlo in azione attiva. Avendo dubbi e assumendosi responsabilità. Facendo e rifacendo cose, faticando, non rassegnandosi …cercando di essere “artisticamente” sé stessi e parte del mondo. 

EPILOGO    L’arte si fa in vari modi (vedi gli oggetti o ready made decontestualizzati di Duchamp e altri), anche dialogando cercando di capirsi, di capire dove si va, che cosa vale veramente la pena fare. Alla Passera ci si incontra, si fanno DOMANDE, avviene un passaggio di testimonio, un gesto solidale, un dialogo che dirada qualche nebbia che ci avvolge e ci isola. Arte?

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO

ELISABETTA (sito)

infoGRANAIO (sito in fase di trasformazione in wiki GRANAIO, con oggetti materiali e immateriali d’arte)

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